Welfare aziendale: perché molte aziende fanno questa scelta

Il welfare aziendale ha un ruolo sempre più rilevante nel nostro Paese. In Italia vi aderisce mediamente un’azienda su due e non fa certo eccezione la provincia di Ferrara. Una scelta sicuramente incentivata dal Governo che dal 2016 punta sempre più in questa direzione, offrendo considerevoli vantaggi fiscali alle imprese aderenti.

Di seguito ci focalizzeremo sulle soluzioni riguardanti i flexible benefit che la nostra agenzia assicurativa propone alle attività del nostro territorio, con riscontri molto favorevoli da parte di chi già ha fatto questa scelta. Ai vantaggi diretti, dal punto di vista fiscale, si affiancano infatti risvolti positivi sulla motivazione dei dipendenti, sul loro impegno, sulla loro produttività, sul senso di appartenenza e gratitudine.
Offrire una qualità di vita migliore ai propri collaboratori e andare loro incontro alleggerendoli di alcuni carichi non può che alimentare un sano rapporto lavorativo e un clima aziendale costruttivo.

Lo strumento su cui si basa il welfare aziendale sono i cosiddetti benefit aziendali, ovvero una serie di servizi o beni messi a disposizione dei dipendenti da parte dell’azienda.
Vediamoli nei dettagli insieme a Federico Baraldi, consulente presso Giovecca Assicurazioni, Ag. Generali Ferrara, che segue quotidianamente le aziende accompagnandole nella scelta dei flexible benefit più in linea con le loro esigenze. 

Federico Baraldi, Consulente Assicurativo presso Giovecca Assicurazioni, Ag. Generali Ferrara

Federico Baraldi, Consulente Assicurativo presso Giovecca, Ag. Generali Ferrara

Fringe benefit e flexible benefit: che differenza c’è?

All’interno dei benefit aziendali è importante fare una suddivisione tra:

  • fringe benefit: traducibili come “benefici marginali”, i fringe benefit sono compensi “in natura” forniti dal datore di lavoro per premiare i dipendenti. Tra i più comuni troviamo l’auto e il cellulare aziendale, PC portatili, buoni carburante, buoni pasto, buoni spesa, voucher, casa in affitto. Questi benefit sono solitamente disciplinati all’interno del contratto individuale che l’azienda stipula con il lavoratore e, in generale, concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente. Questo significa che, essendo parte della retribuzione, per questi sussiste una soglia di esenzione (fissata a 258,23 € per il 2022) oltre la quale sono soggetti a tassazione;
  • flexible benefit: con questo termine si fa riferimento a quei beni o servizi che l’azienda decide di erogare al dipendente in affiancamento alla retribuzione. I flexible benefit non sono disciplinati all’interno del contratto individuale e sono dunque frutto di una scelta aziendale o di una contrattazione collettiva, finalizzati a migliorare il benessere personale e familiare del dipendente. Tra i flexible benefit più comuni troviamo assicurazioni sanitarie, previdenza complementare, borse di studio, asili nido e così via. È solitamente il lavoratore che ha la facoltà di scegliere nel “carrello” i benefit che più si adattano alle sue esigenze.

I flexible benefit godono di un trattamento fiscale agevolato: in virtù del fatto che non concorrono a costituire il reddito da lavoro dipendente, i flexible benefit sono infatti esenti dal pagamento di tasse e contributi da parte dell’azienda.
Per questo, un’impresa ha tutti gli interessi a sfruttare al meglio questa opportunità, traendone vantaggi non indifferenti dal punto di vista economico e di fidelizzazione dei dipendenti.

Flexible benefit: quale riscontro dalle imprese del nostro territorio?

A Ferrara siamo pronti? La nostra città mostra un trend crescente per quanto riguarda il numero di aziende che scelgono di aderire a un piano di welfare aziendale, così come assistiamo a un incremento esponenziale di domande in proposito: l’ottima opportunità e le agevolazioni fiscali invogliano tutti ad approfondire.

Possiamo tranquillamente affermare che anche il nostro territorio sta iniziando a sfruttare al meglio queste possibilità, nonostante l’approccio del ferrarese sia tipicamente abbastanza cauto rispetto alle novità, non solo in ambito finanziario.
Nelle aziende, questa mentalità è meno marcata: lì c’è tutto l’interesse a valutare tutte le offerte per capire quale soluzione sia la più vantaggiosa dal punto di vista finanziario.
A una prima resistenza iniziale fa infatti solitamente seguito la reazione opposta, che mette in luce una grande qualità della nostra terra: quella di sapere dare piena fiducia a chi ti ha dimostrato di guadagnarsela. Non è raro che il datore di lavoro si affidi completamente a noi, incaricandoci di scegliere al posto suo le coperture più idonee per i propri dipendenti.

“Grazie, perché se non me lo avessi tu, non lo avrei mai fatto. La sto consigliando a tutti!“
Quando ci sentiamo dire questo, per noi è la più grande soddisfazione!

Forse proprio anche per merito di questo passaparola la scelta di aderire a un piano di welfare aziendale è in forte crescita.

Sicuramente anche gli eventi dell’attualità hanno inciso molto in questo senso. Dapprima con la pandemia, e ora con la guerra in Ucraina, le aziende sono portate a prendere in considerazione vari scenari, per tutelarsi al meglio.
Queste preoccupazioni si riflettono in maniera sensibile su argomenti quali TFR, TFM e possibili anticipazioni degli stessi. Le nostre soluzioni assicurative offrono un buon riparo in queste circostanze e tutelano azienda e dipendenti. In caso di necessità, il datore di lavoro sarebbe sollevato sia dal pagamento, a cui provvederebbe direttamente l’assicurazione, sia dalla gestione degli aspetti burocratici.

Tra le nostre proposte per il welfare aziendale meritano sicuramente un approfondimento TFR (trattamento Fine Rapporto), TFM (Trattamento Fine Mandato), la polizza vita e l’assicurazione sanitaria.

Sfrutta al meglio le opportunità di un piano welfare aziendale.

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TFR e previdenza integrativa: quali vantaggi per l’azienda?

Destinare il TFR alla previdenza integrativa apporta vantaggi per tutti, sia per il dipendente – che ha il diritto di scegliere questa possibilità – sia per il datore di lavoro.
Oltre i 50 dipendenti, una società deve obbligatoriamente conferire il TFR al Fondo di Tesoreria costituito dall’INPS, a garanzia dell’erogazione del trattamento di fine rapporto. Al di sotto di questo organico, invece, l’azienda è libera di scegliere la soluzione che ritiene migliore a cui destinare il TFR accumulato dai propri lavoratori.
A fronte di questa possibilità, il datore di lavoro preferisce tendenzialmente mantenere il TFR in azienda, per potersi autofinanziare. 

Sono numerose le piccole-medie imprese che tuttora accantonano il TFR in un conto corrente, in un libretto o in conto deposito: quanto di più sbagliato si possa fare!
In base alla mia esperienza, chi fa questa scelta non è informato di quali siano le alternative e i vantaggi offerti dall’investire questa somma in un piano finanziario. Lasciare i soldi sul conto corrente significa esporre i propri accantonamenti a tassazioni varie, possibili patrimoniali, inflazione. Il TFR in azienda comporta infatti la sua stessa rivalutazione ogni anno sulla base di un calcolo preciso in cui una delle varianti è proprio il tasso di inflazione.
In un anno come questo, condizionato dagli effetti della pandemia da Covid e della guerra in Ucraina, il tasso di inflazione sarà uno dei più alti dagli anni ‘90 ad oggi, con un valore stimato tra il 6% e il 7%.
Questa percentuale si traduce in una rivalutazione del TFR tra il 3% e il 4% spettante per legge a ogni dipendente che dovesse terminare il proprio periodo lavorativo o richiedere un anticipo.
Una svalutazione decisamente consistente del denaro che teniamo liquido, che non farebbe che aumentare di anno in anno, rappresentando di fatto un esborso difficilmente sostenibile per molte aziende, soprattutto per le più piccole.

Come può il datore di lavoro ovviare al problema di trovarsi a dovere pagare un TFR maggiorato? Aderire a un fondo pensione integrativo rappresenta senz’altro la soluzione migliore.
Versando il TFR nella previdenza complementare, infatti, il datore di lavoro si svincola completamente dall’obbligo di pagare questa rivalutazione, delegando in toto la responsabilità alla compagnia. Non solo: così facendo, l’azienda gode di una deduzione fiscale su ogni dipendente che scelga di versare il proprio TFR all’interno della previdenza complementare anziché lasciarlo in azienda.
Per quanto riguarda il dipendente, la scelta di accantonare il proprio TFR nella previdenza complementare presenta unicamente vantaggi: dalla tassazione finale, alle aliquote, alle possibilità di fruizione anticipata del TFR.

Per la società, ciò si traduce operativamente in un versamento da effettuarsi con cadenza regolare all’interno del Fondo scelto, di cui noi come compagnia assicurativa siamo gestori. Come tali, supportiamo azienda e dipendenti in ogni momento sia da un punto di vista pratico – assolvendo a tutte le procedure burocratiche e monitorando la regolarità dell’accantonamento –  sia per qualsiasi altra forma di assistenza.

Come può un’azienda destinare il TFR dei dipendenti alla previdenza complementare? 

Lo può fare in vari modi: 

  • attraverso un Fondo individuale, facendo aprire a ogni singolo dipendente una posizione individuale;
  • aprendo un Fondo Comune unico a nome dell’azienda, dove ogni dipendente vedrà versata la propria quota a suo nome;
  • stipulando una Polizza con contraenza aziendale, ovvero un piano di accantonamento similare a quello che potrebbe fare anche una persona fisica, con la differenza che, nel caso di un’azienda, si tratta di una persona giuridica. Al momento della stipula si procede a stabilire una cifra da destinarsi all’accantonamento, il quale verrà destinato esclusivamente al TFR.

Ognuna di queste soluzioni offre dei vantaggi e presenta al contempo alcuni limiti.
Ad esempio, la fruibilità: mentre nel TFR la fruibilità è ad esclusivo uso e consumo del dipendente, nella polizza ci sono alcune circostanze che la rendono più flessibile. È una forma di accantonamento che il datore di lavoro alle volte predilige.
La scelta varia a seconda dell’impresa che si ha di fronte e delle sue necessità.
Il consulente saprà valutare e consigliarti la scelta migliore caso per caso, in base alle specifiche esigenze aziendali. 

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TFM e fondo previdenziale: opzioni e vantaggi

Il TFM o Trattamento di Fine Mandato rappresenta un’altra una forma di flexible benefit aziendale, in questo caso ai fini di una buona uscita solitamente riservata agli amministratori o ai soci alla conclusione del loro incarico. Qualsiasi forma societaria – come professionisti, ditte individuali, SpA, Srl – può decidere di accantonare in un fondo previdenziale un’indennità da destinarsi a questo scopo.

Come per il TFR, anche per il TFM è possibile scegliere tra varie tipologie di prodotto finanziario. Si può ad esempio stipulare una polizza di accantonamento intestandola al nome dell’azienda in quanto persona giuridica. In questo caso, l’azienda potrebbe mettere a costo l’accantonamento che verrà poi riconosciuto agli eventuali soci dimissionari.
In alternativa, l’azienda può contrarre una polizza cumulativa in cui versare e accantonare per tutti i soci in un’unica soluzione. Oppure, ogni singolo socio può scegliere di procedere autonomamente, in questo caso come persona fisica

Anche in questo caso ci sono vantaggi e svantaggi da valutare. Un consulente assicurativo è sicuramente la figura più appropriata per aiutare la società ad orientarsi in questo vasto panorama.

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Polizza Vita: un’assicurazione sul futuro dell’azienda

La Polizza Vita è uno strumento essenziale all’interno del welfare aziendale, che sempre consigliamo ai soci, soprattutto se sono in numero maggiore di uno.
È vero che noi Italiani abbiamo una sorta di reticenza a recepire discorsi che vertano su possibili disgrazie, in questo caso fatali, forse per un retaggio superstizioso che ci portiamo dietro. Non è lo stesso nelle regioni a statuto speciale: in Val d’Aosta e in Trentino Alto Adige c’è già una maggiore apertura a queste riflessioni. Affrontare questo tema infatti è fondamentale ed estremamente importante in ottica professionale, per la sopravvivenza della società stessa. 

Poniamo il caso in cui un socio dovesse venire a mancare. Cosa succederebbe?
I famigliari di questo socio avrebbero il diritto di chiedere la parte di capitale sociale loro spettante, pari alla quota che il socio aveva immesso nell’azienda. In alternativa, potrebbero chiedere di insediarsi nel ruolo societario del famigliare defunto.
Entrambe le soluzioni metterebbero l’azienda in ginocchio: da un lato, liquidare una parte del capitale sociale è quasi sempre fuori discussione, a meno che non si tratti di aziende molto grandi in grado di affrontare un costo così elevato. Dall’altro, mettere l’azienda nelle mani di un estraneo che magari con conosce nemmeno l’attività in cui si sta inserendo o che si possa dimostrare irresponsabile nel suo ruolo pone di fronte a problemi non meno importanti.

Per escludere completamente la possibilità che ciò accada, il nostro invito è quello di stipulare una Polizza Vita a contraenza aziendale per ciascun socio.
Con questa polizza, in caso di decesso del socio assicurato, l’azienda percepirebbe una liquidazione pulita, esente dalle procedure di successione ed esente da tassazioni che permetterebbe di gestire il difficile momento con maggiore autonomia decisionale. La parte di capitale sociale potrebbe così essere assegnata ai famigliari senza problemi di liquidità e un eventuale avanzo potrebbe essere tenuto in azienda.

La polizza vita come benefit aziendale è un argomento faticoso da affrontare da parte di noi assicuratori, proprio per il percepito che ciascuno di noi ha a fronte di questa eventualità. Superata questa barriera, però, l’interesse da parte dell’azienda si dimostra sempre altissimo, perché il tornaconto può essere davvero determinante per il futuro della società stessa.

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Assistenza sanitaria: il flexible benefit più apprezzato dai dipendenti

Al vertice delle preferenze dei lavoratori e delle aziende come opzione per l’investimento in benefit aziendali si trova l’assistenza sanitaria integrativa, anche in considerazione del fatto che il tema della non autosufficienza sta acquisendo, purtroppo, sempre più peso.

La scelta di offrire un’assicurazione sanitaria come flexible benefit per i propri dipendenti può trovare diverse applicazioni.

Una possibilità potrebbe essere quella di creare una piattaforma in cui versare una determinata somma assicurando il dipendente: una sorta di “carrello” in cui il lavoratore possa scegliere tra i benefit presenti quello che più si adatta alle sue esigenze. Tra questi, può trovarsi proprio la polizza sanitaria. Le somme versate all’interno di questa piattaforma sarebbero esenti da tasse, diversamente da quanto avverrebbe invece includendo la stessa cifra (lorda) nella busta paga: un vantaggio notevole per azienda e dipendente.
L’assicurazione sanitaria si può concretizzare in visite specialistiche, cure dentarie, assistenza nel periodo della gravidanza e via dicendo, a copertura totale delle possibili aree mediche, estendendo la fruibilità anche a tutto il nucleo familiare. 

In alternativa, si potrebbe decidere di procedere con la cumulativa sanitaria, ovvero una polizza sanitaria di cui si occupa l’azienda stessa scegliendo il pacchetto. In questo caso è il datore di lavoro a scegliere la tariffa, da cui dipenderanno i massimali assegnati a ciascun dipendente.

A livello di vantaggi per la famiglia, la polizza sanitaria offerta dall’azienda offre vantaggi notevoli a livello di rapporto qualità/prezzo. Se un privato volesse farsi autonomamente questo tipo di copertura, spenderebbe sicuramente una cifra molto più alta. Per questo i dipendenti dimostrano sempre molto apprezzamento verso questo benefit.
Resta naturalmente il fatto che nulla vieta la possibilità per ciascuno di sottoscrivere una polizza sanitaria privata autonomamente, complementare a quella aziendale, per estendere ulteriormente le coperture. 

Per i benefit aziendali, di solito chiedo al commercialista. Cosa c’è di sbagliato in questo?

Sono in molti quelli che decidono di affidarsi al commercialista per questo tipo di informazione, ma il commercialista non è la figura professionale più indicata per guidare un’azienda nella scelta. Sicuramente sarà bravissimo nella gestione del bilancio, si occuperà di trattare perfettamente le polizze a livello fiscale, ma è difficile che sappia quale scelta assicurativa sia la migliore.
Perché andare da un consulente assicurativo? Perché un assicuratore ha tutti gli strumenti e le conoscenze per fare uno studio situazionale. Ogni azienda ha le sue esigenze e le sue priorità. Magari ha già alcuni strumenti oppure, al contrario, ha bisogno di tutto. Ma anche in questo caso, prima di procedere, occorre valutare attentamente tutte le possibilità e le implicazioni a livello di gestione e benefici successivi.

Ti aspettiamo con un consiglio imparziale per un rendimento sicuro.

Welfare aziendale: webinar con le aziende

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