Soldi sul conto corrente: una comfort zone?

Sei un risparmiatore convinto che la scelta migliore sia lasciare i soldi sul conto corrente e temi di rimanere intrappolato in investimenti sbagliati? Vedi nel conto corrente la “comfort zone” per le tue finanze? Allora sappi che, per non rischiare, stai rischiando molto di più. 

Quella che i soldi sul conto corrente siano al sicuro è infatti una credenza molto diffusa, retaggio di un passato che oramai non esiste più. Il panorama finanziario si è evoluto. Rimanere attaccati a questa vecchia convinzione, in un contesto economico completamente rivoluzionato, non si configura più come prudenza, bensì come alto rischio. Lungi dall’essere remunerativa, la scelta di tenere i soldi sul conto corrente espone infatti i nostri risparmi a numerose minacce, fuori dal nostro controllo. Guerre, pandemie, crisi politiche e altri fattori impattano in maniera inaspettata e imprevedibile i mercati azionari, sempre più agitati. Mettere al sicuro quello che abbiamo così faticosamente messo insieme è la necessità che tutti avvertiamo, ma come?

Conosci i rischi che corrono i tuoi soldi sul conto corrente? Sai dare loro un nome? Sapresti identificare strade più riparate per proteggere i tuoi risparmi?

Se non lo sai, non è colpa tua: la diseducazione finanziaria in Italia è diffusa, forse per la volontà di chi non ha interessi a farci evolvere in questo senso. Questo articolo ha proprio questo scopo: aiutarti a capire le insidie a cui sono esposti i tuoi soldi sul conto corrente e indicarti alcune soluzioni alternative.

Ci accompagna in questo percorso Federico Baraldi, consulente presso Giovecca Assicurazioni, Ag. Generali Ferrara.

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Cosa minaccia i nostri risparmi

I soldi sul conto corrente sono sicuri? Di base sì: nessuno li può portare via. Sono soldi non investiti e, come tali, non hanno volatilità. Sono tuttavia preda di numerosi altri rischi che definiamo rischi statici. Menzioniamo di seguito i principali.

1. Inflazione

L’inflazione è sicuramente il rischio più alto a cui i soldi sul conto corrente sono esposti.

Come è noto, l’inflazione erode il potere di acquisto della moneta danneggiando i risparmiatori che vedono progressivamente svalutato quello che sono riusciti con fatica a mettere da parte. Ciò che è meno noto, è che – in modo perfettamente analogo – l’inflazione beneficia lo Stato, svalutando il debito che ha preso a prestito, costituendo quindi un perfetto meccanismo di trasferimento di ricchezza dai cittadini risparmiatori allo Stato debitore.

Non si tratta quindi di un rischio diretto per i nostri soldi: proprio come tenerli sotto il materasso, restano lì, fermi. Ma quando li andiamo a tirare fuori, il loro valore ne risulterà decurtato, di pari passo con la perdita del potere di acquisto determinata dal tasso di inflazione, oggi all’8%. Dagli anni ’90 non si raggiungevano questi livelli.

Spesa, carburante, tasse, luce, gas: i rincari evidenti agli occhi di tutti sono dovuti in massima parte all’inflazione. Un fenomeno che impatta anche sui generi alimentari, per i quali stiamo assistendo di frequente alla pratica della riduzione di quantità di prodotto all’interno della stessa confezione, venduta allo stesso prezzo. Qualche biscotto in meno, mano patatine, meno grammi di salume, paste più piccole. Questo fenomeno è denominato di inflazione occulta o shrinkflation, in inglese. Una vera e propria strategia di marketing con cui alcuni brand stanno cercando di reagire all’inflazione e ai rincari dei prezzi delle materie prime, celando la realtà ai consumatori.

Anche i nostri stipendi sono toccati dal fenomeno inflazionistico. Un dato che sta circolando in questi giorni fa riflettere: in tutta l’Europa, l’Italia è l’unica nazione ad avere calato gli stipendi del 3% negli ultimi 30 anni. 

Come si rapporta tutto questo con i nostri soldi sul conto corrente? Poiché sulla liquidità non ci sono rendimenti, lasciare i soldi sul conto corrente si configura come una netta perdita di potere d’acquisto

I soldi depositati oggi in banca, tra un anno permetteranno di comprare meno beni e servizi di quanti te ne potresti permettere oggi, perché il livello dei prezzi nel frattempo è aumentato.

Un esempio pratico: un’inflazione che ha toccato l’8% significa che un conto corrente di 50.000 euro, in 5 anni diventa di 37.000 euro, come potere di acquisto. Ogni anno, progressivamente, il nostro conto viene intaccato dalla percentuale di inflazione. Allo stesso tempo, lo Stato guadagnerà l’8% di svalutazione del debito che è chiamato a ripagare. 

forbice taglia bancanota per simboleggiare effetti inflazione sul conto corrente

2. Patrimoniale

Come abbiamo visto, l’inflazione intacca il nostro capitale in maniera silenziosa ed è equiparabile a una tassa patrimoniale monetaria, utilizzata dal nostro governo in maniera non apertamente dichiarata, ma quantomai evidente, in sostituzione alla classica patrimoniale fiscale, ovvero al prelievo forzoso una tantum di una percentuale dei nostri soldi dal conto corrente.

Un’operazione che non sarebbe nuova per l’Italia. A questa, il governo D’Amato era infatti già ricorso nel 1992, in un contesto di debito pubblico fuori controllo, con un prelievo dello 0,6% dai nostri conti correnti. Oggi questa percentuale sarebbe completamente insufficiente, perché il debito pubblico nazionale è diventato un abisso.

Il concetto di tassa patrimoniale, nato in Grecia come strumento per rimpinguare le casse dello Stato alla fine di ogni guerra, è un modello di tassazione preso ampiamente ad esempio dai nostri politici. Nel corso degli anni, questi hanno saputo ricorrere a molte altre imposte sul nostro patrimonio, ma con il talento di dar loro nomi diversi. Ne sono esempi l’IMU, le imposte sulle successioni, il bollo auto… tutti prelievi che fanno riferimento a nostri beni, conquistati con sudore.  

Perché, in aggiunta a tutte queste tasse, temere oggi anche una patrimoniale sui nostri conti correnti? Perché il debito pubblico italiano non è più sostenibile. Ai 2.450 miliardi di euro di debito a fine 2019 (pari al 135% del PIL), si sono aggiunti gli ulteriori debiti incorsi durante la crisi Covid, portando l’importo del debito pubblico a 2.650 miliardi a fine 2021 (150% del PIL). La guerra in Ucraina sta peggiorando la situazione. Nel frattempo, la BCE ha già annunciato progressivo ritiro delle misure di rifinanziamento concesse al nostro Paese.

Come non temere l’introduzione di una nuova imposta patrimoniale che colpisca i nostri conti correnti? La paura è nell’aria, soprattutto per quanto riguarda i conti correnti con giacenze elevate, ed è totalmente giustificata.

3. Fallimento bancario

Tra i vari rischi che corrono i nostri soldi sul conto corrente vi è il fallimento bancario. Diversamente da quanto avveniva in passato, se oggi una banca entra in crisi è l’istituto di credito stesso a dover ripianare i debiti attingendo dalle proprie risorse. A farne le spese sono innanzitutto azionisti, investitori, obbligazionisti e i risparmiatori, in base a un ordine gerarchico. In ultimo, anche i conti delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese possono essere intaccati, se titolari di depositi l’importo eccedente i 100.000 euro.

Parliamo quindi di un valore piuttosto alto, ma che in realtà coinvolge più conti in banca di quante si pensi. 

In media, gli Italiani tengono infatti sul conto corrente ben 30.000 euro. Questo significa che una buona parte supera decisamente questo valore!

Per evitare di arrivare ad accumulare questa cifra, destinata alla svalutazione, presso la nostra agenzia sono disponibili numerose forme di investimento sicure e mirate in base agli obiettivi del cliente. Lo vedremo a breve.

Da un punto di vista assicurativo, il rischio di un’operazione così impostata è ben evidente, soprattutto per il privato che in qualche modo la subisce. Non essendo di fatto soggetta ad alcun controllo reale rispetto ai lavori svolti, un’assicurazione cumulativa non offre mai al committente la certezza di vedere tutelato, tra tanti, il proprio immobile e il proprio cantiere. Ne consegue una esposizione al rischio altissima.

Come può giocare un ruolo attivo il privato per quanto riguarda la sua assicurazione superbonus? Il consiglio che diamo è quello di accertarsi che il professionista a cui si rivolge stipuli una polizza specificamente dedicata al progetto da lui commissionato. L’esistenza di questa copertura è assolutamente verificabile da parte del committente, poiché non solo questa deve essere regolarmente inserita in parcella, ma deve anche essere consegnata (sono ben otto fogli di documentazione!), con riportati i dati specifici della commissione.

Il privato potrà quindi sentirsi sicuro anche nel caso in cui in futuro l’impresa o il professionista dovessero per qualche motivo sparire, cambiare ragione sociale, fallire. 

La nostra assicurazione decennale rimane lì, anche dopo il cantiere, a coprire il progetto da ogni eventualità.

4. Tassazione conto

Ai rischi sinora elencati, vanno aggiunti i costi fissi dovuti per i conti correnti con giacenza media superiore ai 5.000 euro. Si tratta di un’imposta di bollo statale corrispondente al 6 per mille rispetto dell’ammontare dei nostri risparmi.

Motivo in più per cercare di mantenere sotto una certa soglia i soldi sul conto corrente, per impiegarli invece in strumenti finanziari che non perdano di valore nel tempo. 

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Investimenti sicuri Generali

Prima di “sbatterci i denti” e scoprire che i tuoi soldi sono meno di quanto ti aspettassi, ci sono tantissime strade di investimento percorribili. Di base, prima di decidere da che parte investire, occorre fare una distinzione. Cosa vuoi ottenere dai tuoi risparmi? 

  • Vuoi aumentare il tuo capitale e quindi sei disposto a correre dei rischi e anche, nei casi estremi, a perderlo? Allora la scelta giusta per te è un investimento in banca
  • Vuoi invece tutelare il tuo capitale ed essere certo che ciò che hai oggi non perda di valore domani, non venga eroso dall’inflazione né sia esposto a tutti i rischi di un mercato finanziario così volubile? Allora la scelta sicura su cui orientarti è una polizza assicurativa

Nel secondo caso, presso la nostra agenzia Giovecca, sede di Generali a Ferrara, sono disponibili soluzioni di investimento diverse, tutte rispondenti ai requisiti di tutela del capitale, ma che soddisfano necessità e condizioni differenti.

Ad esempio: si preferisce versare tutto in una soluzione unica o piuttosto effettuare un versamento periodico, che vada man mano ad accrescere il nostro capitale? Una domanda che introduce alla principale categorizzazione tra i nostri strumenti finanziari. 

Investimento a premio unico

L’investimento a stock o a premio unico è particolarmente indicato per quei clienti che magari hanno già da parte un buon capitale e possono fare affidamento su un’entrata fissa

Poniamo l’esempio di un risparmiatore che abbia accantonato 100.000 euro e voglia investirli in maniera sicura. Questi potrà destinare la maggior parte della somma, poniamo 90.000 euro, a una soluzione di investimento cautelativo, con versamento unico, per lasciare i rimanenti 10.000 euro sul conto corrente, per eventuali necessità di liquidità.

Ecco che questi 90.000 euro passano sotto la nostra gestione, con garanzia di restituzione senza svalutazione.

In qualità di intermediari del credito, spetta infatti a noi gestire i risparmi assicurandone la tutela. Per fare questo, ci avvaliamo principalmente delle garanzia offerte dalla gestione separata: una cassa una volta definita gestione garantita, in virtù del fatto che assicurava una rendita mai inferiore a un certo valore Decenni fa si parlava di un 4% garantito, oggi non più sostenibile. Dal 2018, il concetto di gestione garantita è stato appunto sostituito da quello di gestione separata, altamente sicura per il risparmiatore perché separata dall’andamento del mercato, come indica il nome stesso. 

La gestione separata è una forma di investimento molto sbilanciata sul cliente come parte avvantaggiata e davvero poco conveniente per gli intermediari. Per questo è sempre più raro trovare queste forme di investimento disponibili sul mercato. 

Generali, al contrario, ha fatto la scelta di continuare ad offrire questa possibilità ai propri clienti ed è rimasta una delle poche compagnie a dare la possibilità di fare investimenti anche in gestione separata al 100%. Naturalmente in questo caso lo scopo dell’investimento è completamente cautelativo: non ha lo scopo primario di aumentare il capitale, bensì quello di proteggerlo

Istituita nel 1979, la gestione separata di Generali GESAV Global si classifica oggi tra le prime in Italia per dimensione, con oltre 40 miliardi di euro gestiti.

L’investimento può anche comprendere una minima percentuale di fondi, andando incontro a quei clienti che sono disposti a correre un rischio comunque molto moderato. Grazie alla differenziazione infinitesimale su diversi strumenti fiscali (alcuni obbligazionari risalenti agli anni ’70, oggi introvabili, con una durata lunghissima e un’oscillazione minima), siamo in grado di garantire sempre un rendimento lordo costante nel tempo, seppur contenuto.

Negli ultimi 30 anni, i risparmi dei nostri clienti sono stati tutelati e protetti attraversando indenni tutte le crisi economiche e finanziarie, riconoscendo sempre rendimenti interessanti.

Le durate minime per gli investimenti assicurativi a premio unico sono suggerite dalla compagnia, affinché il prodotto lavori bene. Di solito parliamo di 5 anni come durata media: un orizzonte temporale relativamente breve. Vi sono naturalmente una serie di condizioni per cui il capitale può essere svincolato anche prima, con assoluta flessibilità.

PAC o piano di accumulo: versamento periodico ricorrente

In alternativa all’investimento a premio unico, o complementariamente ad esso, il cliente può decidere di procedere a un versamento periodico ricorrente. In questo caso parliamo di piano di accumulo.

Sono modi di investire diversi, entrambi giusti. In questi tempi, investimenti a lungo termine come piani di accumulo, accantonamento o pensioni integrative sono ottime strategie per superare la crisi che stiamo vivendo, come abbiamo visto nel nostro articolo PAC o fondo pensione? Facciamo chiarezza.

Forme di finanziamento molto gradite a famiglie con figli o a liberi professionisti che desiderano mettere insieme un capitale per coronare un obiettivo quale l’università dei figli.

Per tutti, un PAC con versamento periodico ricorrente può essere visto come un salvadanaio che aiuti effettivamente a non spendere quella somma. Quando i soldi sono disponibili sul conto corrente, è facile spenderli. Ci sembra di risparmiare, ma l’inflazione ci frega! Sta a noi salvarli.

uomo mostra tasche vuote, non essendo riuscito a risparmiare

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Polizze assicurative: quanto durano 

Il timore degli Italiani è spesso quello di avere bisogno di prelevare urgentemente una somma e di non poterlo fare. Anche questa paura è retaggio di tempi lontani. I nostri genitori ci hanno insegnato così, è vero, ma oggi tutto si è velocizzato. Anche le disponibilità sul mercato finanziario sono completamente diverse, per rispondere alle nuove esigenze. Oggi i contratti hanno bisogno di avere vincoli molto più brevi.

Tempo fa, le polizze vita erano intoccabili per periodi lunghissimi e un piano di accantonamento era monodirezionale: potevi solo versare. Oggi, con i nostri piani di accantonamento, puoi essere libero dal vincolo già dopo un anno, tanto che l’investimento può essere paragonato a un conto corrente per la facilità di prelievo. Puoi anche decidere di riscattare tutto senza pagare alcuna penale.

Non solo. Ci sono condizioni per cui Generali dà la possibilità di disinvestire tutto quello che si è versato, senza penali, a copertura delle più frequenti evenienze: perdita del lavoro, nascita di figli, spese mediche per sé o per i figli, acquisto o ristrutturazione prima casa.

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Polizze assicurative e successione

Tema molto sentito è quello dell’aspetto successorio. Una polizza assicurativa tutela completamente il beneficiario della polizza designato dal contraente. Qualunque cosa accada, i soldi messi da parte con una polizza sono intoccabili da chiunque al di fuori dell’intestatario stesso, a cui passa automaticamente in eredità tutta la somma, completamente esente da tasse.

Tradotto in termini pratici, questo significa che, qualora il contraente dovesse mancare, le polizze da lui stipulate passano in successione a chi designato, senza che nessun avvocato possa intervenire in questo. 

Le polizze sono insequestrabili, impignorabili e fuori dall’asse ereditario. Una soluzione molto utile per coppie non sposate o nel caso in cui si desideri tutelare un minore. Se il beneficiario non ha ancora compiuto i 18 anni, la polizza rimane infatti bloccata fino alla maggiore età.

La somma accantonata in una polizza assicurativa può essere oggetto di contesa legale solamente nel momento in cui questa venisse riscattata e trasferita su un conto corrente. I soldi sul conto corrente sono infatti trattati come liquidità e, in caso di morte, vanno nella pratica successoria. Altro motivo per non lasciare i soldi sul conto corrente.

Conclusioni

Ora che hai qualche informazione in più sui rischi che corri a lasciare i tuoi soldi sul conto corrente e sui benefici che puoi invece trarre da investimenti assicurativi, siano essi a Premio Unico, Piani di Accumulo, Piani di Accantonamento, Previdenza Complementare, puoi decidere cosa fare con consapevolezza.

Preferisci aspettare che i tuoi soldi diminuiscano o valutare uno strumento finanziario che rispecchi le tue esigenze e tuteli il tuo capitale? 

Nel secondo caso, ti aspettiamo!

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